mercoledì 14 maggio 2008

Lacero
Pian piano con le tue zampette felpate, senza alcun rumore o ch'io ti vedessi, sei venuto da me,peregrino,a chiedere soccorso. Lacero smagrito,pieno di paura,hai avuto pietà di me, mentr'io ti cercavo, con grande ansia,smarrito. Eri ricoperto di un mantello "logoro di panico", e una evidente,cospicua, dose di dolore. Ti ho levato il peso dell'emarginazione e della solitudine che ti costringeva a celarti, ho scrollato il fango,della tristezza, che ti ricopriva scagliandolo sui mortali che ti hanno fatto del male e sei rimasto vicino a me per consolarmi. Povero reietto sei approdato da me, fuggitivo dalle nefandezze dei malvagi schiavizzati, si sono venduti a basso prezzo alla falsa presunzione di appartenenza alla specie superiore, in realtà, illusi, non sono altro che rifiuti.

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